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Come risparmiare sul riscaldamento nel 2026

15/09/2026

Come risparmiare sul riscaldamento nel 2026

Gestire i consumi termici di un'abitazione richiede una conoscenza pratica degli impianti, delle abitudini domestiche e delle variabili climatiche locali: chi ha seguito da vicino la propria bolletta negli ultimi cicli stagionali sa che i margini di risparmio reali non stanno nei grandi interventi strutturali, ma nella somma di scelte tecniche e comportamentali che si consolidano nel tempo. Capire come risparmiare sul riscaldamento senza sacrificare il benessere termico è una questione di equilibrio tra efficienza impiantistica, gestione intelligente della temperatura e qualità dell'involucro edilizio — tre piani d'azione che non richiedono necessariamente investimenti importanti per dare risultati apprezzabili già nella prima stagione.

Il comfort termico, inteso in senso tecnico, non è semplicemente la sensazione di caldo: dipende dalla temperatura radiante delle superfici, dall'umidità relativa dell'aria, dall'assenza di correnti e dalla distribuzione omogenea del calore in ogni zona dell'abitazione. Un ambiente a 19 °C con pareti ben isolate e umidità al 50% è percepito come più confortevole di uno a 22 °C con pareti fredde e aria secca; lavorare su questi parametri, anziché alzare il termostato, è il punto di partenza di qualunque strategia seria di risparmio energetico domestico.

In Italia, il riscaldamento residenziale incide mediamente per il 60-70% del consumo energetico annuo di un'abitazione, con punte superiori negli edifici costruiti prima degli anni Novanta, dove l'isolamento termico era spesso assente o ridotto al minimo. Questo dato — che emerge con chiarezza dal confronto tra le attestazioni di prestazione energetica depositate negli ultimi cicli di compravendita — rende evidente dove si concentri il potenziale di risparmio e perché interventi anche parziali sull'involucro producano effetti sproporzionatamente positivi rispetto al loro costo.

Impostazione corretta del termostato e zonizzazione degli ambienti

La temperatura di set-point è il parametro più immediato su cui agire per risparmiare sul riscaldamento, a condizione di gestirlo con precisione e non per approssimazione: ogni grado centigrado in meno corrisponde, in media, a una riduzione del consumo compresa tra il 6% e l'8%, percentuale che varia in funzione della dispersione termica dell'edificio e della tecnologia del generatore. Impostare il termostato a 20 °C invece di 22 °C, mantenendo condizioni di umidità adeguate, produce un risparmio misurabile già a fine mese, senza alcun investimento tecnologico.

La programmazione oraria è altrettanto rilevante: un termostato programmabile — o meglio, un cronotermostato con fasce settimanali differenziate — consente di abbassare automaticamente la temperatura nelle ore di assenza e durante la notte, riportandola al livello desiderato prima del risveglio o del rientro. La logica di funzionamento ottimale prevede una temperatura ridotta di 4-6 °C nelle fasce di non utilizzo, con un anticipo di accensione calibrato sulla massa termica dell'edificio: negli appartamenti in condominio con pareti in laterizio, 30-40 minuti sono generalmente sufficienti; nelle villette isolate con struttura leggera, i tempi di ripristino possono essere più brevi, ma la dispersione nelle ore di spegnimento è anche maggiore.

La zonizzazione, ovvero la possibilità di regolare la temperatura in modo indipendente per ogni ambiente, è una delle leve più efficaci nelle abitazioni dotate di impianto a radiatori con valvole termostatiche. Installare valvole termostatiche su ogni corpo scaldante — operazione relativamente economica e reversibile — permette di mantenere temperature ridotte nei locali non utilizzati (corridoi, ripostigli, camere da letto durante il giorno), concentrando il calore dove serve effettivamente. L'errore più comune è tenere tutti gli ambienti alla stessa temperatura per comodità, pagando una dispersione continua in zone che non occupiamo.

Manutenzione dell'impianto termico e resa del generatore

Un generatore di calore che lavora fuori dal proprio punto di rendimento ottimale consuma più combustibile di quanto necessario per produrre la stessa quantità di calore utile: questa inefficienza si manifesta progressivamente nel corso degli anni, spesso senza segnali evidenti, e può essere rilevata solo attraverso un controllo strumentale delle emissioni e della combustione, obbligatorio per legge ma non sempre eseguito con la diligenza necessaria. La manutenzione annuale della caldaia, condotta da un tecnico abilitato, non è solo un adempimento normativo: è l'occasione per verificare che il bruciatore lavori con l'eccesso d'aria corretto, che lo scambiatore non presenti incrostazioni e che la pressione del circuito idraulico sia nel range previsto.

Lo spurgamento dei radiatori — operazione che molti rimandano indefinitamente — ha un impatto diretto sull'efficienza termica: la presenza di aria nel circuito riduce la superficie di scambio attiva e costringe la pompa a lavorare in condizioni di portata ridotta, con conseguente distribuzione irregolare del calore e necessità di alzare la temperatura del fluido per compensare. Pochi minuti con una chiave di spurgo, a inizio stagione, possono eliminare questo problema in modo definitivo.

Nelle abitazioni con impianti datati, la sostituzione della caldaia tradizionale con una caldaia a condensazione rimane uno degli interventi a più alto ritorno sull'investimento nel settore residenziale: il rendimento di queste apparecchiature, espresso in relazione al potere calorifico inferiore del combustibile, supera il 100% convenzionalmente calcolato, perché recupera il calore latente dei fumi di scarico che nei generatori tradizionali viene disperso. Il costo dell'intervento — che nel 2026 beneficia ancora di meccanismi incentivanti legati alla transizione energetica — si recupera tipicamente in 5-8 anni attraverso la riduzione dei consumi di gas.

Riduzione delle dispersioni termiche attraverso l'involucro

Intervenire sull'involucro edilizio significa affrontare le cause strutturali della dispersione termica, non i suoi effetti: isolare il tetto, coibentare le pareti perimetrali o sostituire i serramenti sono interventi che modificano permanentemente la capacità dell'edificio di trattenere il calore prodotto, riducendo il fabbisogno energetico indipendentemente dall'efficienza dell'impianto. In edifici con trasmittanza elevata — le pareti in mattoni pieni degli anni Cinquanta e Sessanta, ad esempio, hanno valori di U compresi tra 1,5 e 2,5 W/m²K — il calore generato dalla caldaia viene ceduto all'esterno con una velocità proporzionale alla differenza di temperatura tra interno ed esterno, rendendo qualsiasi misura tariffaria o comportamentale poco efficace se non accompagnata da un miglioramento dell'involucro.

In assenza di risorse per interventi strutturali, esistono misure a basso costo che producono comunque effetti apprezzabili: sigillare i ponti d'aria attorno ai telai dei serramenti con materiali elastici idonei, applicare guarnizioni di battuta alle porte esterne, installare tende termiche o pannelli riflettenti dietro i radiatori posizionati su pareti esterne. Quest'ultima soluzione — spesso trascurata — impedisce che una quota del calore emesso dal radiatore venga assorbita direttamente dalla parete fredda e dispersa all'esterno, migliorando l'irraggiamento verso l'interno dell'ambiente.

La ventilazione controllata rappresenta un nodo critico in questa equazione: un edificio ben sigillato riduce le dispersioni per infiltrazione, ma se non è dotato di un sistema di ricambio d'aria meccanico con recupero di calore, l'aerazione necessaria per la qualità dell'aria interna avviene aprendo le finestre, vanificando parte dei benefici dell'isolamento. L'apertura delle finestre per il ricambio d'aria deve essere breve e intensa — pochi minuti con finestre completamente aperte — anziché prolungata con finestre socchiuse, che disperde calore senza rinnovare efficacemente l'aria.

Utilizzo strategico degli apporti gratuiti di calore

Gli apporti solari passivi attraverso le superfici vetrate rappresentano una fonte di calore gratuita che, in un'abitazione con esposizione favorevole, può contribuire in misura significativa al bilancio termico invernale: durante le ore di soleggiamento, tenere aperte le tende o le persiane sui lati esposti a sud consente all'irraggiamento diretto di scaldare le superfici interne, riducendo la necessità di intervento dell'impianto. Questo principio, noto in fisica degli edifici come guadagno solare diretto, è sfruttato sistematicamente nella progettazione bioclimatica, ma può essere applicato anche in modo empirico nelle abitazioni esistenti semplicemente modificando le abitudini di oscuramento.

Il calore prodotto dagli elettrodomestici, dall'illuminazione artificiale e dalla presenza delle persone stesse concorre al mantenimento della temperatura interna in misura che dipende dall'isolamento dell'edificio: in appartamenti ben coibentati, questi apporti gratuiti — tecnicamente definiti carichi interni — possono coprire una frazione rilevante del fabbisogno termico nelle mezze stagioni, rendendo superfluo l'accensione dell'impianto in molte giornate. Regolare il termostato tenendo conto di questi contributi, anziché impostarlo su una temperatura fissa indipendentemente dalle condizioni interne, è una forma di gestione attiva che si impara in poche settimane di osservazione.

Scelta della tariffa energetica e lettura della bolletta

Per chi utilizza il gas naturale come vettore energetico principale, la struttura tariffaria incide direttamente sul costo del riscaldamento indipendentemente dai consumi fisici: nel mercato liberalizzato del 2026, la differenza tra un'offerta a prezzo fisso e una indicizzata al mercato all'ingrosso può essere sostanziale in stagioni di alta volatilità, e la scelta del contratto più adeguato richiede una lettura attenta delle condizioni economiche e una stima ragionata del profilo di consumo annuo. Le offerte con prezzo fisso pluriennale offrono protezione dalla volatilità, ma tendono a incorporare un premio di rischio che in anni di prezzi stabili o in calo si traduce in un costo superiore al mercato.

Leggere la bolletta del gas con attenzione — verificando i consumi per fascia mensile, confrontandoli con le letture effettive del contatore e identificando eventuali conguagli stimati — permette di rilevare anomalie di consumo che spesso passano inosservate per mesi: una perdita minore nel circuito idraulico, un bruciatore che va in blocco e si riaccende ciclicamente, o semplicemente un'impostazione errata del termostato possono emergere chiaramente da un confronto sistematico dei dati. Monitorare i consumi mese per mese, associandoli alle temperature medie esterne disponibili dai dati meteorologici pubblici, consente di costruire nel tempo una baseline attendibile con cui valutare l'efficacia di qualsiasi intervento di risparmio sul riscaldamento adottato.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.