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Pompe di calore, cosa cambia con i nuovi incentivi del 2026

16/10/2026

Pompe di calore, cosa cambia con i nuovi incentivi del 2026

Per chi sta pensando di sostituire il vecchio impianto di riscaldamento, il 2026 porta un quadro degli incentivi diverso rispetto agli anni passati

Tra detrazioni fiscali e nuovo Conto Termico 3.0, capire quale strada seguire richiede qualche attenzione in più, soprattutto perché percentuali, requisiti e tempi di recupero della spesa non coincidono e una scelta fatta prima dei lavori può incidere parecchio sul vantaggio economico finale.

Gli incentivi 2026 cambiano il modo di valutare una pompa di calore

Sulle pompe di calore, chiamate anche termopompe, il 2026 apre una fase diversa, nella quale non basta più domandarsi quanto costi l’impianto e quanto permetta di risparmiare sulla bolletta, perché prima di firmare un preventivo conviene confrontare i diversi meccanismi disponibili, controllare chi sostiene la spesa, verificare se l’immobile sia l’abitazione principale e capire quale sistema di riscaldamento venga sostituito.

Per l’Ecobonus, le spese sostenute nel 2026 beneficiano in linea generale di una detrazione del 36%, che sale al 50% quando ricorrano le condizioni previste per l’abitazione principale. La somma riconosciuta non arriva però immediatamente sul conto corrente, dato che viene recuperata attraverso la dichiarazione dei redditi in dieci quote annuali di pari importo. La pagina dell’Agenzia delle Entrate dedicata alle agevolazioni per il risparmio energetico permette di approfondire aliquote e condizioni applicabili nel 2026.

A cambiare il quadro è anche l'esclusione dalle detrazioni delle sostituzioni degli impianti di climatizzazione invernale con caldaie uniche alimentate a combustibili fossili. La pompa di calore assume così un peso ancora maggiore nelle riqualificazioni orientate all'elettrificazione dei consumi.

Prima della scelta conviene controllare:

  • aliquota realmente spettante;
  • caratteristiche tecniche della macchina;
  • edificio sul quale viene eseguito l'intervento;
  • presenza dell'impianto di riscaldamento esistente;
  • compatibilità tra generatore e terminali priesenti nell'abitazione.

Con il Conto Termico 3.0 cambia soprattutto il recupero della spesa

Dal 25 dicembre 2025 è entrato in vigore il nuovo Conto Termico 3.0, introdotto dal decreto del 7 agosto 2025, e proprio qui si trova una delle novità da valutare con maggiore attenzione, perché rispetto alla detrazione fiscale cambia la logica stessa dell'agevolazione e diventa necessario esaminare requisiti tecnici, costi ammissibili, potenza della macchina e caratteristiche dell'impianto esistente prima che i lavori vengano impostati in maniera definitiva.

Per orientarsi tra documentazione energetica e procedura, realtà come Studio Tecnico Lumiar possono rappresentare una risorsa da consultare quando si voglia approfondire la gestione delle pratiche legate agli interventi energetici con l’aiuto di professionisti.

Una differenza sostanziale rispetto all'Ecobonus riguarda il modo in cui viene riconosciuto il beneficio. Non si tratta di una detrazione fiscale distribuita in dieci anni, bensì di un incentivo calcolato secondo le regole del meccanismo, con valori che dipendono anche dalle prestazioni dell'apparecchio e dalle condizioni previste dal decreto.

Per accedere agli interventi riguardanti la sostituzione dell'impianto, l'edificio deve essere dotato di un sistema di climatizzazione invernale esistente e funzionante alla data di entrata in vigore del decreto.

Prima dell'incentivo viene la compatibilità dell'impianto

Quando edificio, generatore e sistema di distribuzione lavorano insieme, una termopompa dà il meglio, per cui sostituire semplicemente la vecchia caldaia senza verificare dispersioni termiche, temperature richieste dai radiatori, potenza necessaria nei giorni più freddi e andamento dei consumi può produrre un impianto formalmente nuovo ma energeticamente meno brillante di quanto ci si aspettasse.

Il coefficiente di prestazione della macchina varia al cambiare delle condizioni di funzionamento. Più alta deve essere la temperatura dell'acqua inviata all'impianto, maggiore tende a diventare lo sforzo richiesto al compressore. In una casa con pannelli radianti che lavorano a temperature contenute il comportamento sarà quindi diverso rispetto a quello ottenibile in un edificio poco isolato con radiatori dimensionati per acqua molto calda.

Va considerata anche la potenza. Sovradimensionare la macchina per sentirsi più tranquilli non garantisce automaticamente consumi inferiori, mentre un dimensionamento insufficiente può costringerla a lavorare a lungo nelle giornate fredde o richiedere maggiore supporto da sistemi integrativi.

Il Conto Termico 3.0 introduce poi una relazione particolarmente stretta fra pompa di calore elettrica, fotovoltaico e accumulo. In determinate configurazioni il fotovoltaico può rientrare nel meccanismo quando venga installato insieme alla sostituzione dell'impianto di climatizzazione con una pompa di calore elettrica e sia dimensionato secondo i criteri di autoconsumo stabiliti dalla disciplina.

Per questo il vero salto nel 2026 non consiste soltanto nell'avere nuovi incentivi. Cambia il modo in cui conviene progettare l'intervento, facendo dialogare fabbisogno termico, produzione elettrica, distribuzione del calore e agevolazione prima che vengano acquistati gli apparecchi.