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Nomi dei piercing: dove si mettono e come si chiamano

28/08/2026

Nomi dei piercing: dove si mettono e come si chiamano

Orientarsi tra i nomi dei piercing richiede una certa familiarità con una terminologia che mescola inglese anatomico, gergo professionale e convenzioni sviluppatesi nel corso di decenni di pratica: chi si avvicina per la prima volta a questo mondo — sia come cliente che come operatore — si trova davanti a un vocabolario apparentemente caotico, ma che risponde a una logica precisa, basata sulla posizione anatomica, sulla tecnica di esecuzione e, in alcuni casi, sulla storia della procedura stessa. Capire come si chiamano i piercing e dove si collocano sul corpo è utile non solo per comunicare correttamente con il proprio piercer, ma anche per valutare rischi, tempi di guarigione e compatibilità con determinate condizioni fisiche o stili di vita.

La classificazione dei nomi dei piercing segue quasi sempre la regione corporea interessata, con ulteriori distinzioni legate alla posizione esatta all'interno di quella regione: l'orecchio, ad esempio, ospita una varietà di modificazioni così ampia da costituire un sistema nomenclatorio autonomo, con oltre una decina di nomi distinti che identificano punti millimetricamente diversi del padiglione auricolare. Lo stesso vale per il viso, dove la distanza di pochi millimetri tra un labret e un medusa determina non solo nomi differenti, ma tecniche di perforazione, misure della gioielleria e percorsi di guarigione sostanzialmente distinti.

Quello che segue è una guida strutturata ai principali nomi dei piercing, organizzata per distretto corporeo, pensata per chi voglia disporre di un riferimento tecnico affidabile — sia per uso personale che professionale.

Nomi dei piercing all'orecchio: classificazione per zona anatomica

Il padiglione auricolare rappresenta la superficie corporea con la maggiore densità di nomi specifici, e la ragione sta nella complessità della sua anatomia: l'elice, l'anti-elice, la conca, il trago, l'anti-trago, il lobo e le sue varianti costituiscono punti di riferimento distinti, ciascuno associato a uno o più nomi di piercing che i professionisti del settore utilizzano con precisione chirurgica. Il helix è il piercing posizionato sul bordo esterno superiore dell'orecchio; il flat occupa la superficie piatta dell'anti-elice superiore; il daith attraversa la piega cartilaginea più interna, quella che sovrasta il canale uditivo, ed è spesso scelto anche per ragioni estetiche legate alla sua posizione semi-nascosta.

Il tragus perfora la piccola protuberanza cartilaginea che si trova davanti al canale uditivo, mentre l'anti-tragus ne occupa il corrispettivo anatomico sul lato opposto; entrambi richiedono una valutazione preliminare della morfologia individuale, poiché non tutti i padiglioni hanno un trago o un anti-trago sufficientemente sviluppato da consentire la perforazione in sicurezza. Il rook attraversa la piega dell'anti-elice superiore in senso verticale, ed è tecnicamente tra i più complessi da eseguire per via della durezza del tessuto cartilagineo in quella zona. Il conch — termine che indica la conchiglia, con riferimento alla forma della parte centrale del padiglione — può essere posizionato nell'area interna (inner conch) o esterna (outer conch), con gioielli e angoli di inserimento differenti. Il lobo, infine, ospita varianti come il lobe standard, il transverse lobe (che attraversa il lobo orizzontalmente anziché verticalmente) e le pratiche di stretching, tecnicamente distinte dalla perforazione semplice.

Nomi dei piercing al viso: posizioni e denominazioni standard

Sul viso, i nomi dei piercing seguono una logica topografica abbastanza rigorosa, con denominazioni che in molti casi derivano dalla forma della gioielleria usata o dalla posizione rispetto a punti anatomici di riferimento come il filtro labiale, il setto nasale o il sopracciglio. Il nostril è il piercing alla narice, tra i più diffusi al mondo, e si distingue dal high nostril — posizionato più in alto lungo il dorso nasale — e dal septum, che attraversa il setto cartilagineo nella parte interna del naso, spesso confuso con un piercing alle narici ma anatomicamente distinto. Il bridge perfora la cartilagine o la pelle sul dorso del naso, tra gli occhi, ed è un piercing di superficie con un tasso di rigetto statisticamente più elevato rispetto ai piercing passanti.

Nell'area labiale, la terminologia si articola con maggiore precisione: il labret è posizionato centralmente sotto il labbro inferiore, mentre il medusa (o philtrum) occupa il punto simmetrico sopra il labbro superiore, nel solco del filtro; il monroe e il madonna si trovano rispettivamente a destra e a sinistra sopra il labbro superiore, fuori dal filtro, in posizione asimmetrica. Il dahlia perfora gli angoli della bocca, il jestrum attraversa verticalmente il labbro superiore includendo il filtro, e il snake bites indica una coppia simmetrica di piercing ai lati del labbro inferiore. Il sopracciglio — detto anche eyebrow nella nomenclatura internazionale — è tecnicamente un piercing di superficie sul bordo orbitale, con varianti come il horizontal eyebrow, posizionato in senso orizzontale anziché diagonale.

Piercing orali e linguali: nomi e posizionamento

La cavità orale ospita una famiglia di piercing con nomi propri che i professionisti distinguono con attenzione, perché la variazione di pochi millimetri in questa zona può incidere significativamente sulla salute di denti e gengive nel lungo periodo. Il tongue piercing, o piercing alla lingua, è nella sua versione standard un piercing centrale che attraversa il corpo della lingua in senso verticale; la variante venom consiste in due perforazioni laterali simmetriche, mentre lo snake eyes — oggi sconsigliato dalla maggior parte dei piercer esperti per via del rischio di danni ai denti anteriori — attraversa la punta della lingua in senso orizzontale. Il frenulum linguale, il sottile tessuto che collega la lingua al pavimento della bocca, può anch'esso essere perforato; la procedura richiede una valutazione della lunghezza e dello spessore del frenulo, poiché varianti anatomiche molto comuni ne rendono impossibile o sconsigliabile l'esecuzione.

Il smiley perfora il frenulo superiore, quello che collega il labbro superiore alla gengiva, ed è visibile solo quando si sorride — da cui il nome; il frowny è il corrispettivo inferiore, meno comune e con maggiori rischi di recessione gengivale. Entrambi sono considerati piercing a breve termine da molti professionisti, data la tendenza del tessuto a subire stress meccanico costante durante i movimenti labiali quotidiani.

Piercing al corpo: nomi per torace, addome e zone intime

Al di sotto del viso, i nomi dei piercing si moltiplicano seguendo la superficie corporea con una sistematicità che riflette l'evoluzione della pratica professionale dagli anni Novanta a oggi: il navel, o piercing all'ombelico, è tra i più iconici, con la variante inverse navel posizionata sul bordo inferiore anziché superiore dell'ombelico. Il nipple piercing può essere eseguito in senso orizzontale, verticale o diagonale, e la scelta dell'angolazione dipende dall'anatomia individuale e dalle preferenze estetiche; la guarigione, per questa zona, è tra le più lunghe nel corpo — spesso superiore all'anno — per via della continua frizione con i tessuti. Il surface piercing è una categoria trasversale che include tutte le perforazioni eseguite su superfici piane del corpo — nuca, clavicola, sterno, lombare — con gioielleria a superficie appositamente progettata per ridurre il rigetto, fenomeno fisiologico con cui il corpo tende ad espellere corpi estranei percepiti come superficiali.

Nella categoria dei piercing genitali, la nomenclatura è altrettanto precisa e riflette distinzioni anatomiche dettagliate: il Prince Albert, il dydoe, il frenum e l'ampallang sono nomi di piercing maschili con posizioni specifiche; il VCH (vertical clitoral hood), l'HCH (horizontal clitoral hood) e il fourchette appartengono alla nomenclatura femminile. La competenza anatomica del piercer è in questi casi determinante, e la valutazione preliminare della morfologia individuale è parte integrante della consulenza professionale.

Piercing di superficie e microdermal: tecnica e nomi specifici

Una distinzione che spesso sfugge a chi si approccia per la prima volta alla materia riguarda la differenza tra i piercing passanti — che entrano ed escono attraverso un canale di tessuto ben definito — e i microdermal, conosciuti anche come dermal anchor o single-point piercing: questi ultimi hanno un unico punto di ingresso e si ancorano sotto la pelle tramite una base piatta perforata, senza uscita sul lato opposto. La tecnica richiede un ago dermal punch o un ago standard con procedura modificata, e la rimozione, diversamente dai piercing tradizionali, deve essere eseguita da un professionista. I microdermal possono essere posizionati tecnicamente ovunque sul corpo — tempia, zigomo, nuca, clavicola, schiena — e i loro nomi derivano generalmente dalla zona anatomica, senza una nomenclatura codificata come quella dei piercing auricolari.

Il corset piercing, invece, è una serie di piercing di superficie disposti simmetricamente lungo la schiena o i fianchi, attraverso cui viene intrecciato un nastro o un laccio a imitazione di un corsetto; è quasi sempre una procedura temporanea, eseguita per eventi fotografici o artistici, poiché la guarigione stabile di piercing multipli di superficie ravvicinati è clinicamente difficile da ottenere. Conoscere queste distinzioni — tra passante, surface e microdermal — è essenziale per chiunque voglia affrontare una scelta consapevole, perché a ciascuna categoria corrispondono aspettative di durata, rischi di complicanza e requisiti di cura quotidiana sostanzialmente diversi.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.